Teramo - Stanchi di commentare dati sempre più allarmanti. Anche in Abruzzo le conseguenze drammatiche di un inverno demografico inesorabile. In ogni settore, se ne percepisco gli effetti negativi: sotto l'aspetto scolastico, ad esempio, solo negli ultimi 4 anni persi nella nostra regione ben diecimila iscritti. "Facciamo totalmente nostre le preoccupazioni espresse dal presidente nazionale del Forum delle Associazioni familiari Adriano Bordignon" - dichiara Paola D'Alesio, presidente del Forum famiglie Abruzzo. “Gli ultimi dati Istat rappresentano un quadro fortemente preoccupante. Urgono, così come il Forum chiede a livello nazionale, politiche strutturali, generose ed universali orientate a famiglia e giovani e questo anche a livello regionale".
“Preoccupa il quadro delineato dall’Istat" - precisa Bordignon in merito al rapporto "Indicatori demografici Anno 2024" - "perché da esso emerge un calo demografico delle nascite, pari al -2,6%. Con 1,18 figli per donna nel 2024 il tasso di fecondità è ai minimi storici. Il saldo naturale, ovvero la differenza tra nascite e decessi, continua a essere fortemente negativo (-281mila). Stiamo sprofondando nelle sabbie mobili ed è evidente che quanto stiamo mettendo in campo, come sistema-Italia, è del tutto insufficiente per garantire un minimo equilibrio demografico. Da anni chiediamo una rivoluzione che il nostro Paese non è ancora disposto ad assumere, vittima di priorità che sono sempre altre, di mancate convergenze transpartitiche, di fragilità di alleanze tra politica, amministrazione locale, lavoro associazionismo e scuola. Ma anche politiche asfittiche e vincolate a patti di bilancio stringenti che invece si fanno flessibili per altre urgenze. L’anno della famiglia sembra sempre essere il prossimo in agende ormai attanagliate da crisi mondiali che oggi ci portano anche a parlare di guerra militare o di dazi, come una possibilità di scenario ordinario. Cresce ancora anche il numero di italiani che lasciano il Belpaese. Nel 2024 sono stati 156mila, un +36,5% con un impatto ancora più significativo per il Mezzogiorno, gravato anche dal fenomeno delle migrazioni interne: -52mila, mentre il Nord guadagna 47mila residenti grazie ai trasferimenti da altre aree del Paese. L’Istat ci dice che il numero medio di componenti per famiglia è sceso a 2,2, rispetto ai 2,6 di venti anni fa. Oggi oltre un terzo delle famiglie anagrafiche in Italia è costituito da una sola persona evidenziando che il tema delle solitudini cresce in modo preoccupante. Le coppie con figli rappresentano meno del 30%, mentre aumentano le famiglie monogenitoriali (10,8%) e quelle senza figli (20,2%). Stiamo consumando il futuro in un’epoca che si fa vanto di cercare sempre la sostenibilità. Urgono politiche strutturali, generose ed universali orientate a famiglia e giovani. In tal senso, servono il coraggio, l’unità e la capacità di programmare per fare, da subito, le scelte operative conseguenti, considerando la spesa per far crescere il figlio, non come un costo individuale ma come investimento per il futuro dell’intera comunità.
Occorre cambiare cultura e supportare la famiglia come soggetto sociale che, se messo nelle condizioni, è capace di generare benessere per tutto il Paese”.
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https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/03/Indicatori_demografici_2024.pdf